FUNE DI VINCOLO

SI PRECISA CHE QUANTO ESPOSTO NEGLI ARTICOLI NON RAPPRESENTA, E NON PUÒ RAPPRESENTARE, NÈ LE POSIZIONI DELLA SEZIONE DI ROMA NÈ TANTOMENO QUELLE DELL'ASSOCIAZIONE, MA COSTITUISCONO MERAMENTE OPINIONI RIFERIBILI AL SOLO AUTORE.

Tempo di Natale

Eravamo semplici fanciulli.

La neve chiudeva l’orizzonte, incappucciava i colmi dei tetti e aderiva a strati sempre più spessi sotto i nostri zoccoli.

Eravamo sicuri di aver visto san Giuseppe voltare all’angolo della strada.  A mezzanotte, la salita della chiesa era difficile da farsi.

Ci era stato permesso di tenere in mano i nostri zoccoli per l’ultima ripida scorciatoia. Poi, eravamo passati bruscamente dalla notte, con le guglie ghiacciate , all’odore caldo delle navate splendenti.

Ci girava un po’ la testa.

L’incenso ci ubriacava.

Il Decano stesso era pallido.

Ma il coro faceva un chiasso da tenere i cinghiali lontani dai nostri grandi e folti boschi.

Il tiramantice dell’organo pedalava come se temesse di arrivare in ritardo.

Il maestro trascinava il coro in vortici di voci.

Al momento del “E’ mezzanotte Cristiani “, la emozione e il clamore erano tali che noi ci eravamo arrampicati sulla paglia delle seggiole in attesa che, improvvisamente, gli angeli scendessero volteggiando sopra il coro.

Ma gli angeli avevano continuato, saggiamente, a restare in mezzo alle candele, con le loro ali immobili.

Ci eravamo accostati a loro con una monetina nei guantoni di lana. Ci eravamo messi in ginocchio sul marmo. Il bue bruno e l’asino grigio si trovavano vicini a noi. E noi bruciavamo dal desiderio di toccarli per vedere se il loro pelo fremesse come alla fontana.

Ma i fanciulli amano i fanciulli ancor più delle bestie. Gesù era steso sulla paglia. I nostri cori si intenerivano al pensiero che doveva avere tanto freddo. Nessuno gli aveva dato calzettoni come a noi. Né zoccoli. Né sciarpa per riparare il naso. Né guanti di lana verde per coprire le screpolature.  Guardavamo un po’ stupiti papà San Giuseppe che non faceva nulla per distinguersi e la Mamma azzurra e bianca, tanto immobile e così bella…

Noi conoscevamo solo mamme belle con occhi puri in cui si poteva vedere tutto. Avevamo tanto guardato quegli occhi… Ma quelli della Mamma di Gesù Bambino ci incantavano completamente, come se il cielo facesse vedere ai fanciulli più di quello che vedono gli uomini.

Non dicevamo nulla ridiscendendo il pendio.

Quando i bambini non dicono nulla, ciò significa che essi hanno tante cose da dire…

Il cioccolato fumante, la tavola grande coperta di dolci fatti in casa, non sono mai riusciti, al ritorno, a strapparci dagli invisibili conversari che si erano stretti tra i figli di mamme umane e il figlioletto della Mamma del Cielo.

Sopra il piano, un altro presepio era stato allestito, ove noi potevamo, ritti sullo sgabello, prendere in mano il bue e l’asino.

Ogni sera si accendevano tante candeline rosa e azzurre. Ognuno aveva la sua, sulla quale, alla fine della preghiera, dava un gran soffio. Dietro,  nell’ombra, in ginocchio accanto ad una seggiola, la mamma dirigeva i nostri slanci religiosi, ci guidava.

Quando tutto era finito, quando ci volgevamo verso di lei per ottenere il permesso di spegnere le nostre luminarie, vedevamo nei suoi occhi brillare tanto fervore… Il paradiso scende nel cuore dei fanciulli quando è la mamma a portarlo…

In quell’istante, umile e commovente, la mamma sapeva che delle piccole anime erano state segnate per sempre; che sulle candeline accese nei nostri cuori accanto al presepio si sarebbe potuto soffiare, ma esse non si sarebbero mai spente.

E ogni inverno, quando torna Natale, le fiammelle accese dalle nostre madri risalgono ben dritte e crepitano.

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