FUNE DI VINCOLO

SI PRECISA CHE QUANTO ESPOSTO NEGLI ARTICOLI NON RAPPRESENTA, E NON PUÒ RAPPRESENTARE, NÈ LE POSIZIONI DELLA SEZIONE DI ROMA NÈ TANTOMENO QUELLE DELL'ASSOCIAZIONE, MA COSTITUISCONO MERAMENTE OPINIONI RIFERIBILI AL SOLO AUTORE.

Fuoco di cenere

Diritto a formulare considerazioni morali o spirituali ad altrui beneficio, non ne ho, lo so bene. Ho avuto la mia parte di miserie, di colpe e altre me ne sono state attribuite. Ne sono consapevole.

Ma arriva un’epoca nella vita di ogni uomo, in cui inevitabilmente lo sguardo si volge indietro e la mente, con fatica e dolore, tenta di comprendere le ragioni di ciò che è stato.

Nella mia vita molto ho appreso e altrettanto agito, in misura difforme gioito e sofferto.

Ora, nel riandare indietro ai fuochi della mia giovinezza, mi chiedo se essi siano esistiti realmente. Raccolto nella fisiologica delusione della mia età, arrivo a dubitare del mio passato. Quei momenti infiammati di fiducioso e sicuro ardore furono autentici moti dell’animo o effimere parvenze giovanili? Sono davvero stato quel sognatore che rincorro oggi nella luce sbiadita del ricordo?  In  cosa somiglio al giovane di un tempo di cui voglio a tutti i costi essere la sopravvivenza? Nulla del corpo lo rammenta! Quanto resta dello spirito, del pensiero e dei sentimenti che mossero il mio ardire e il mio agire di quell’età lontana? Quanto degli ideali che mi animarono, delle convinzioni di allora, di quello che pensavo di NOI, di quello che sognavo di fare per NOI?

L’io di oggi è il distillato di esperienze molto diverse tra loro, che  si sono integrate e fuse in una congerie poliedrica: difficile coglierne il nucleo fondante. Del resto ognuno di noi racchiude in sé uomini diversi che si contrappongono, si contraddicono e anche si ignorano.  E’ questo l'aspetto doloroso del nostro essere: il non sapere dove, cosa si è. Ma il compito più gravoso consiste nel districare quelle reti e, alla resa finale dei conti, trovare l’onestà di ammettere che l'essenziale della nostra vita è stata oggetto di caricatura, un coacervo eterogeneo, alterato da mille impurità e intrusioni, da  rimpianti e scelte sconsiderate.

Chi non ha conosciuto questi crolli? Alcuni si rendono conto del loro fallimento dolorosamente. Altri lo registrano cinicamente con il sorriso furbesco di coloro ai quali non la si da a bere, convinti che la conoscenza dell'uomo e la superiorità dello spirito consistano nell'aver attraversato tutte le "esperienze", anche le più perverse e nell’aver trovato, mediante la pratica e la profanazione di tutto, l'equilibrio di una "etica" di decomposizione sciolta da ogni vincolo di ordine spirituale.

Ma io credo possa considerarsi consolante il bilancio finale di un’esistenza, passata al vaglio di una mente scevra da facili assoluzioni che riesca a salvare qualcosa di autentico, di puro, che la giustifichi e la riscatti dei suoi molti errori. Oggi sento che le tensioni ideali che hanno contrassegnato la mia esistenza sono integre e ad esse ritorno, perché è là che riconosco il fondamento spirituale del mio essere e del mio agire. Vero è che quel grande fuoco di un tempo, soffocato da un destino avverso, sembra aver lasciato solo ceneri. Eppure io vi ritorno, ostinato, con l’anima, perché in esse ritrovo i momenti di ardore, le tensioni più profonde della mia vita.

Spesso mi chiedo: il nostro mondo è veramente per larga parte un mondo di amorali? Coloro che hanno immaginato e si ostinano a immaginare un’umanità che virtù elevate potrebbero abbellire sono veramente degli esseri anacronistici, dei non evoluti, attaccati a vecchie fissazioni, che vivono fuori dagli uomini, fuori dal loro tempo, fuori dal reale?

Certo, per alcuni lo spirito arrivato alla "saggezza" inalterabile del cinismo, può dominare con il riso i freddi e impenetrabili marmi del proprio cimitero interiore e incidere su di essi i suoi sterili e immoti rilievi.

A fronte di questo gelido e immoto marmo il fuoco di una fede, ha invece fiamme dissimili e si alza, si abbassa, rinasce, si avventa. Non muore. Non ceneri ma braci. Si è immaginato di poter spegnere questo antico ardore sommergendolo nel fango indistinto di una moralità immorale che tutto accoglie e scagiona come legittimo prodotto di umana natura, che dimentica i fini collettivi per far spazio ad obiettivi ed interessi diversi da quelli propri di una comunità o soddisfare solo il personale inconfessabile bisogno dell’apparire .

Mi ritrovo stanco col mio carico di sogni forse tramontati. Ma quei sogni io li ho sognati veramente, quegli slanci li ho provati. Ho voluto scorgere nell'UOMO un cuore da entusiasmare, un’anima da elevare dalla mediocrità del grigio quotidiano e salvare dalla schiavitù delle proprie esigenze. So che sentimenti come quelli che ho tentato di esprimere non hanno udienza, non sono ascoltati da molti mentre sembrano addirittura "penosi" per altri. Ma io voglio credere che le tensioni che animarono le azioni di un uomo già morto agli occhi di taluni, potranno ancora raggiungere qua e là spiriti e cuori fiduciosi nell’esistenza di un confine che separa il bene dal male. Possano le ormai esauste ma ancor vive faville di questo fuoco, ultimo fuoco di quello che fui, raggiungere e riscaldare le anime in cui ancora trova spazio la passione di credere: credere, malgrado tutto, malgrado la disinvoltura dei corrotti e dei cinici, malgrado il gusto amaro lasciato nell'anima dal ricordo delle nostre colpe, malgrado la coscienza della nostra miseria e l'immenso campo di rovine morali di un’umanità che è certa di non avere più bisogno di salvezza e che da tale convincimento trae motivo di gloria. Un’umanità che necessita, oggi più che mai, di essere soccorsa.

Possano, coloro che credono negli autentici valori di questa povera umanità, oggi dimentica di se stessa,  salvarla dal naufragio.

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