FUNE DI VINCOLO

SI PRECISA CHE QUANTO ESPOSTO NEGLI ARTICOLI NON RAPPRESENTA, E NON PUÒ RAPPRESENTARE, NÈ LE POSIZIONI DELLA SEZIONE DI ROMA NÈ TANTOMENO QUELLE DELL'ASSOCIAZIONE, MA COSTITUISCONO MERAMENTE OPINIONI RIFERIBILI AL SOLO AUTORE.

La nostra scelta

“Il mio onore si chiama fedeltà” era il motto delle Waffen-SS ed è un motto che, in genere, viene citato con tono molto positivo nella nostra comunità di paracadutisti. Al di là di come questo motto venne vissuto dal comandante della SS Himmler (che, al dunque finale, tradì il suo Fuhrer), la sua genesi però è di matrice illuministica, che si è poi innervata nella concezione dello stato che ne deriva, cioè quella nata dalla rivoluzione francese. Il nuovo stato ha la necessità di fidelizzare in modo completo, “totale” il cittadino perché tale stato, frutto della “Dea Ragione”,

si erge a metro conclusivo nel giudicare non solo l’operato, ma anche il pensiero e la vita del cittadino nella sua totalità (è nel periodo rivoluzionario che in Francia si arriva addirittura all’abrogazione dell’avvocato difensore nei processi ai danni degli accusati di controrivoluzione).

Gli stati moderni totalitari, coniugati sia come nazismo che come comunismo, inseguono quindi questa fedeltà del cittadino, a prescindere (come direbbe il grande Totò). In questo senso è opportuno osservare che, coerentemente, nazismo e comunismo di cui sopra, sono accomunati oltreché dalla natura totalitaria anche dalla radice profondamente anticristiana. Ancor meglio, la radice anticristiana di queste ideologie sfocia necessariamente in un esito totalitario.

In realtà noi riteniamo che il soldato paracadutista dovrebbe ispirarsi ad un’idea di fedeltà di stampo più medievale, quando il metro ultimo delle vicende terrene non era collocato in terra. Il guerriero medievale serviva fedelmente il suo Re o signore, ma alla luce della fedeltà di quest’ultimo a valori trascendenti che, nella società occidentale sono, semplicemente, cristiani. Se il Re o il signore si scosta fortemente da quest’aderenza, il guerriero medievale si ritiene in piena coscienza sciolto dal suo impegno di fedeltà e cambia Re o signore, senza troppe lacerazioni, più tipiche di una modernità romantica (su questo si veda il bellissimo libro di Duby su Guglielmo il Maresciallo, Laterza editore). San Tommaso stesso, pose precisi limiti a ciò che un sovrano poteva chiedere ai suoi sudditi, violati i quali diventava "tyrannus ex parte exercitii", cioè tiranno in abuso di legalità.

Per chiudere questa breve nota, riteniamo che, nel dramma seguito all’armistizio del 8 settembre 1943, tantissimi paracadutisti si siano conformati, per naturale indole,  a canoni medievali, seguendo il loro Re o signore per come lo percepivano nel non discostarsi da un riferimento trascendente. Quando, ormai tanti anni fa, abbiamo visto Lucio Grimani (ex-presidente della sezione di Trieste, ufficiale paracadutista del Nembo nella RSI) abbracciarsi con Vittorio Busettini (suo vicepresidente, reduce di El Alamein ed incorporato nel Nembo del Corpo Italiano di Liberazione del sud) non era tanto un riconoscimento di ragioni differenti, non era tanto un rispetto di scelte altrui, era l’abbraccio di due liberi guerrieri medievali.

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