FUNE DI VINCOLO

SI PRECISA CHE QUANTO ESPOSTO NEGLI ARTICOLI NON RAPPRESENTA, E NON PUÒ RAPPRESENTARE, NÈ LE POSIZIONI DELLA SEZIONE DI ROMA NÈ TANTOMENO QUELLE DELL'ASSOCIAZIONE, MA COSTITUISCONO MERAMENTE OPINIONI RIFERIBILI AL SOLO AUTORE.

Il senso di una vita

Come Ufficiale ho avuto essenzialmente il dovere di assolvere alla responsabilità di comandare degli uomini, e questo compito credo abbia due principali direttrici: che essi stiano bene e che possano assolvere i loro compiti al meglio. Per ottenere i due obiettivi suddetti direi che è necessaria un po’ di empatia e tutto l’addestramento possibile, e nella mia piccola esperienza di comando mi sono stati affidati Ragazzi che, non certo grazie a me,

hanno poi ben operato in Iraq ed in Somalia.

Come tutti sappiamo la formazione di un Paracadutista dev’essere eccellente dal punto di vista tecnico-addestrativo, fisico e, soprattutto, dal punto di vista psicologico; e proprio sotto quest’ultimo aspetto si gioca tanto del risultato finale, perchè la motivazione è la forza basilare del buon militare, in particolare di quello d’élite.

Per questo la mia principale domanda ricorrente a tutti i “nuovi” ( i c.d. Paracadutisti-allievi) era: “Perchè hai scelto di venire nella Folgore?”, e le risposte erano per me l’occasione di spiazzarli un po’, di quello “stressarli” (in senso addestrativo) in modo che sentissero di dover dare di più di quanto non credessero. Molto spesso rispondevano “Per fare i lanci” ed io replicavo prontamente che i lanci potevano farseli da civili e che ora erano affari loro, altro che lanci! Oppure altrettanto spesso rispondevano: “Per spirto d’avventura” ed io, fingendo che non andasse bene nemmeno quella risposta, ribattevo sarcastico che c’erano tanti altri modi di trovare l’avventura e che ora altro che avventura li aspettava! Non riuscii a controbattere nulla ad uno spaccista campano che mi disse qualcosa tipo: “Sor Tene’... io tengo sette lanci… e ancora mo’ se saglio su ‘na seggiola teng appaura! Song vìno pe me vencere”..

Al di là delle risposte immediate però, che sono sempre parziali, io so che tanti, anzi tutti, erano venuti per poter dare il meglio di loro stessi, perchè volevano essere, nel modo migliore e più completo, al servizio di una Bandiera e del Suo popolo. Molti avevano insomma seppur “solo” una piccola luce, un abbozzo di un’idea di quei Valori che avrebbero appreso poi, principalmente sudando e soffrendo assieme.

Oggi che non c’è più la leva obbligatoria, non è più possibile essere “facilmente” tra quei due/tre ragazzi che, guardati come folli marziani tra cento e più, alzavano la mano alla chiamata della “Folgore”. Oggi anche il solo tentativo di entrare nell’Esercito prima, e nei ranghi delle truppe aviotrasportate poi, è ben più difficile, e l’Associazione d’Arma rappresenta quindi il luogo dove si possa sperimentare e dove possa germogliare quell’abbozzo di idea di Valori che, per quanto antichi e simili a quelli dei nostri Padri, sono sempre (per fortuna!) presenti. Un luogo nel quale, contro le note manipolatrici tendenze sociali ed ideologiche, ci si possa riconoscere e si possa, soprattutto, conoscere.

Cose queste che per un ventenne di oggi rappresentano un’opportunità unica ed il senso di una scelta che non sia solo dettata dall’utilitaristico scopo di fare tre lanci per acquisire un punteggio, ma qualcosa di molto più significativo e di molto più importante.

Stessa opportunità, condita anche di significati ulteriori, è quella che hanno tutti i Paracadutisti in congedo, perchè l’associazione sia quel luogo nel quale tutti assolviamo al DOVERE di dare il nostro contributo affinchè le giuste ambizioni che ne hanno determinato la nascita siano più vive e vivide; e perchè ci sia un legame con quei giovani di cui dicevo sopra, che sia il più formativo possibile. E questi sono compiti precisi ed importanti, contro i quali non vale troppo l’addurre motivazioni personali e magari pessimistiche, che per quanto condivisibili possano essere, potrebbero sempre anche essere una forma di diserzione nei confronti di quei Padri che hanno creduto che “da ogni goccia del Loro sangue sorgessero gagliardi figli e fratelli innumeri”...

Bisogna ESSERCI, bisogna provare a stare nell’associazione e dare un proprio contributo caparbio e “gagliardo” affinchè il meglio possa emergere e vincere; e credo proprio di poter assicurare che chi vorrà il meglio non sarà solo, e partecipando alla vita associativa potrà trovare Fratelli animati da identici scopi: perchè la vera nostra motivazione non può mai essere stata quella semplicemente di diventare un Paracadutista ma quella di esserlo.

Un’ultima riflessione è poi dedicata tanto ai Paracadutisti in congedo quanto a tutti coloro che si iscrivono come simpatizzanti e come aggregati: oggi c’è il modo, anzi in verità la doverosa opportunità, di tradurre quei Valori di impegno personale e di amore per la propria nazione che furono dei nostri Padri e che diedero i natali alla “Folgore” costituendone il DNA. Questo “modo”, quando non sia l’essere un militare d’élite in Servizio, è l’impegno nella Protezione Civile, al Servizio del Paese ed in qualificato sostegno alla sua gente in difficoltà di fronte ad un nemico molto ben armato, qual’è ogni calamità. Questo impegno rappresenta quello stesso senso di una scelta che ogni militare affronta col proprio giuramento, nel proprio addestramento e nel compiere il proprio Dovere: per un civile ne è la naturale conseguenza perchè è un Servizio rivolto al Paese, svolto con dedizione e serietà nel concreto aiuto alla popolazione.

E’ un impegno che, fatto in un certo modo, comporta il mantenere e lo sviluppare doti di disciplina e preparazione, sia mentale che fisica. Perchè come ben sappiamo l’essere Paracadutista non è teoria ma pratica, non è buttarsi da un aeroplano ma voler donare se stessi agli altri, non è fare una pattuglia ma acquisire un obiettivo, portare in salvo una vita; esattamente come un corso di soccorritore BLSD non è un punteggio ma un’opportunità di essere un “angelo” per qualcuno la cui vita è d’un tratto appesa ad un filo.

I Paracadutisti NON vogliono essere ammirati; lo sono in quanto protagonisti di un impegno vero e concreto. E non gl’interessano le medaglie, per quanto poi arrivino, ma vivono della soddisfazione di sapere di aver operato con generosità, nell’interesse degli altri, nell’affermazione di un’idea: quella dell’essere un cittadino esemplare di una nazione grande per la quale egli sa sacrificarsi dando il meglio che un cittadino possa dare.

Mi auguro quindi che ognuno scelga di essere nell’ANPdI, per essere coeso e sodale con altri Paracadutisti e perchè così le proprie esperienze possano arrivare ai tanti giovani che all’associazione si avvicinano, cercandovi un punto di riferimento. E che scegliate di dare qualcosa del vostro tempo, quel che vorrete e potrete, alla Protezione Civile, ed in particolare alla nostra “Associazione di Soccorso -Giannino Caria- Paracadutisti”, dove potrete incontrare persone umanamente molto valide, ed agire da Paracadutisti; dando qualcosa e ricevendone molto in cambio, perchè è impagabile la riconoscenza di chi vive situazioni di grave necessità, come quella che ha attanagliato Roma negli ultimi giorni, o quella dei terremoti dell’Aquila e dell’Emilia Romagna: situazioni nelle quali la disperazione di tanti cittadini va contrastata con l’impegno, la dedizione, la generosità e la responsabilità che solo “i migliori” posseggono.

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