FUNE DI VINCOLO

SI PRECISA CHE QUANTO ESPOSTO NEGLI ARTICOLI NON RAPPRESENTA, E NON PUÒ RAPPRESENTARE, NÈ LE POSIZIONI DELLA SEZIONE DI ROMA NÈ TANTOMENO QUELLE DELL'ASSOCIAZIONE, MA COSTITUISCONO MERAMENTE OPINIONI RIFERIBILI AL SOLO AUTORE.

Sentimento quasi religioso nella cultura della Antica Grecia e presso i Romani, l’amicizia è stata considerata, nel passato, alla stregua di un legame di sangue. L’amore della maggioranza si è, però, progressivamente raffreddato nel tempo rendendo quella amicizia sempre più rara. I vincoli alla base di questo sentimento si sono, difatti, resi sempre meno probabili per l’incontenibile avanzare di forze morali e spirituali  con valenza evidentemente contraria. La amicizia vera, significativa e permanente, ha quali elementi fondamentali la stima e il rispetto, qualità estranee al clima di irrequietezza e di sfiducia che caratterizzano la nostra società; una amicizia reale implica la assunzione di responsabilità, spirito di sacrificio, volontà di assistenza spirituale e materiale.

Autorità civili e militari, gentili e graditissimi ospiti, carissimi paracadutisti.

Non è senza una profonda emozione che prendo la parola.

Emozione dettata, senz’altro, dalla sacralità del luogo ma ,anche  e soprattutto, dalla coscienza della mia probabile inadeguatezza per questa circostanza. Inadeguatezza che avverto ,però, certa e assoluta al ricordo, condiviso con alcuni di voi, di avere avuto la fortuna di ascoltare, all’ombra di questi stessi severi cipressi, le parole di figure quali Edoardo Sala, Giuseppe Palumbo e Mario Chiabrera. Uomini  entrati ,a diritto, tra le figure di riferimento nella fulgida storia del paracadutismo militare e ai quali rinnovo, oggi, i miei più profondi sentimenti di affetto, gratitudine e stima.

Confido nell’indulgenza dei presenti e spero che la considerazione che vorranno avere per il mio integro entusiasmo, impegno, e incrollabile fede nei valori del paracadutismo  trasmessi da quei grandi comandanti e, per me, padri spirituali, possa valere a rendere meno tangibile la mia inadeguatezza.

Etsi mortuus urit


Il ritorno da Bellaria è stato gradevole ancorché lungo. Altri, guidando per me, hanno reso ancora più piacevole e rilassante  la strada del rientro verso Roma.  Deciso di non cedere ai subdoli richiami di Morfeo e di utilizzare al meglio questo inaspettato spazio di riposo, ho deciso di tornare  “a caldo”, sui contenuti della relazione morale del Presidente, ripercorrerne i passi salienti, rivisitare le perplessità esposte su alcune derive morali, cercare di capire se e in quale misura  potessi  condividere le correzioni di rotta e i colpi di barra prospettati  per riprendere alla mano dette derive e, non ultimo, individuare la eventuale esistenza di punti, momenti  di contatto nei quali riconoscere le mie istanze e dai quali attingere per trarre  incoraggiamento per questa mia nuova avventura alla quale mi accingo con la sezione di Roma dell’ANPd’I.

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