FUNE DI VINCOLO

SI PRECISA CHE QUANTO ESPOSTO NEGLI ARTICOLI NON RAPPRESENTA, E NON PUÒ RAPPRESENTARE, NÈ LE POSIZIONI DELLA SEZIONE DI ROMA NÈ TANTOMENO QUELLE DELL'ASSOCIAZIONE, MA COSTITUISCONO MERAMENTE OPINIONI RIFERIBILI AL SOLO AUTORE.

Due anni orsono, l’annuale assemblea nazionale dell’ANPdI, svoltasi  a Bellaria, ha coinciso, non solo cronologicamente, con il mio ritorno alla vita associativa attiva.  In quella occasione percepii, e successivamente ne ho avuta conferma, gli ostacoli frapposti strumentalmente dai, neanche tanto, “soliti ignoti” al processo di rinnovamento morale e materiale prospettato, seppure a grandi linee, in quella sede. Sull’onda emotiva di quel brusco impatto con una realtà che, per un lungo periodo, avevo esclusa dalla mia vita, scrissi quella che è divenuta poi, la pagina di riapertura di “Fune di Vincolo”.

Chi ci conosce sa della quarantennale amicizia che lega chi scrive al nostro Presidente Adriano Tocchi (e chi non lo  avesse  mai saputo, ora ne è a conoscenza). Ecco, proprio in virtù di questo e grazie anche al rapporto di lavoro che ci ha visto quotidianamente contigui fino ad un passato recente, i miei contatti con Adriano sono stati sempre e continuano ad essere molto intensi:  ci sentiamo al telefono, non dico tutti i giorni,  ma spesso o ci incontriamo in Sezione. L’organizzazione delle cene del “primo martedì del mese” è diventata una procedura ormai collaudata ed automatizzata: pubblicare sul sito o sulle pagine di facebook

Il modo più sicuro di corrompere un adolescente è di insegnargli a stimare chi la pensa allo stesso modo più di chi la pensa diversamente.
Nietzsche, Aurora 1881, 297

Più si avanza tra sorrisi ipocriti, occhi cupidi, mani interessate e più si rimane delusi a causa della mediocrità della esistenza. Ci si accorge così che a rimanere stabili sono solo le gioie infuse nei nostri cuori nel corso della gioventù quelle che ci renderanno felici o infelici per sempre.

Delusione e sconforto quasi sempre comportano risentimento per le persone e gli eventi che consideriamo responsabili del nostro stato d’animo. Le parole di un grande soldato di ieri, serene ancorché scritte in momenti di grave travaglio interiore, mi sono state, oggi, di conforto e di guida nel raccogliere questi pensieri che dedico a quanti hanno condiviso le mie passioni e delusioni ma soprattutto a quanti dovranno soffrirne in futuro.

Le rivoluzioni politiche ed economiche sono piccole rivoluzioni: semplici mutamenti di macchina. La nuova  macchina viene montata e revisionata e gira e il grosso della operazione è compiuto! Una rivoluzione vera, assai più complessa, è quella che ha per obbiettivo di rimettere a punto la vita segreta di ogni anima. Non si tratta più di revisioni ma di vizi e virtù, richiami profondi e debolezze, di povere speranze che ci sono così care.

Si avvicina la fine di questo 2011 e, come consuetudine, è tempo di bilanci.
Anche se tracciare il bilancio dell’attività della Sezione dell’ANPdI di Roma spetterebbe al Presidente (immagino che lo farà in queste pagine), permettetemi di  effettuarne uno personale e, fra quanti avranno la pazienza e la bontà di leggermi fino in fondo, qualcuno forse lo condividerà e farà suo.
La mia iscrizione alla Sezione di Roma risale al lontano 1969, ma ho smesso di frequentarla nel 1985 per motivi che ritengo inutile esplicitare, perdendo i contatti con i miei commilitoni e gli altri amici che continuavano a farne parte. Anche al di fuori del contesto associativo, ho comunque vissuto la mia vita da paracadutista, continuando ad esserlo nel più profondo di me..

Guerra: per taluni immagine di poveri camerati con la faccia livida nascosta nella terra gelata, di sofferenze oscure senza ornamenti, di fango, sabbia, neve, sbobba, di piedi straziati da marce, di cento miserie che circondano, come una nebbia viscosa e triste la vita di un soldato al fronte. Esperienza opprimente che ha preteso uno sforzo continuo del corpo, e dell’anima che ha dovuto districarsi da quelle brume per risplendere ancora. Esperienza che non deve essere passata nell’oblio perché ha rappresentato e deve continuare a rappresentare un’incomparabile lezione di pazienza, di mortificazione e di elevazione.

da Lotta politica Sabato 31 ottobre 1953

Un giorno i nostri ragazzi, che non conoscono la disfatta morale, canteranno ancora le strofette risorgimentali seguendo i reparti in marcia

Non cantano i ragazzi, sulla scia delle fanfare le strofette di tutte le nostre guerre: «E la bandiera dei tre colori l'è sempre stata la più bella…»

Ardenza Terra (LI), 20.03.74
La mattina è uggiosa. Una pioggerella fitta e pigra, alimentata da nubi grigie e tristi, scende muta e insistente. Gocce piagnucolose si adagiano sul suolo e sui tetti del nostro spartano ateneo. Qua e là  qualche timida pozzanghera. Gli ombrelli, oggetti incomprensibili, misteriosi e superflui, qui non sono ammessi. Folate di vento, lente e prolungate, si alternano con una calma esitante. Un “CL” procede lentamente ma non può non provocare impertinenti e dispettosi spruzzi d’acqua.

“Le donne non ci vogliono più bene…….” recitava una canzone, di anonimo, in voga oltre mezzo secolo fa. In quei versi era contenuta tutta la amarezza e la ribellione di giovani che, sulla scia del movimento futurista, animati da un fermento di rinnovamento,  puntavano ad un rimodellamento sociale con posizioni che, seppure ideologicamente confuse e  spontaneiste, esitarono in linee di azione nette e conseguenti: Insurgo ut patria resurgat.

Il cielo è ancora buio, ma una sottile striscia di luna e il brulichio delle stelle sembrano annunciare  una giornata chiara e luminosa. Nella piazzola del distributore, ancora deserta, ombre scure si muovono svelte da un mezzo all’altro spostando voluminosi zaini. Nell’oscurità la lampadina frontale di Fabio è unico punto di riferimento per tutti.
Alle sei e trenta l’appello: tutti presenti. Si parte alla volta di Tarquinia.

Come più volte sottolineato l’ANPd’I, oltre ad accogliere al loro congedo soldati di élite, ha il privilegio di un contatto continuo con un’altra élite, quella dei giovani civili, studenti, artigiani, operai, che si avvicinano alla nostra associazione perché, nella gran maggioranza, indivi-duano e perciò ricercano in essa, riferimenti ideali direttamente correlati alla sua breve ma illuminante storia.

Il cuore di Nino Arena sta percorrendo la sua ultima corsa e, in un letto di ospedale, il nostro camerata, affronta l’ultima battaglia della sua vita. L’ultima di tante combattute con ardore e passione, e che allora sono sembrate perse: quella per l’”Onore d’Italia”, quella per l’ordine dei giornalisti e altre ancora. La sua recente autobiografia “Una vita spericolata” le racconta tutte.

Ma solo apparentemente perse perché col passare degli anni di ognuna di quelle lotte, Nino è risultato vincitore e il tempo gli ha reso giustizia. Punto di riferimento e infaticabile narratore delle gesta dei perdenti, ha rivendicato con successo la parità dei diritti nel paracadutismo di allora e di oggi,

2 novembre 1963. Avevo da poco compiuto 11 anni, quando mio padre mi annunciò che avremmo partecipato ad uno speciale evento: il raduno nazionale dei Paracadutisti d’Italia. E’ vero, in casa, lo avevo sentito parlare di paracadutisti, del suo servizio militare nella Folgore durante la guerra, ma tutto mi appariva sfocato, incomprensibile. Fu così che la mattina del 2 novembre uscimmo di casa noi due da soli. Ricordo ancora le parole che disse a mia madre ”Ci vediamo stasera… sul tardi”, cercai di immaginare il motivo di quella giornata così insolita, fuori fino “a tardi”.. perché mai? Ma lo segui senza fare domande. Camminammo uno a fianco all’altro fino a S. Croce in Gerusalemme e ci ritrovammo davanti a una porticina angusta e apparentemente usuale, ma che per me aveva qualcosa di misterioso ed inquietante: cosa c’era mai oltre quel limite? Percorremmo uno stretto vialetto, poi salimmo una scala che ci condusse ad un cortile sterrato.

Discorso del Presidente Adriano Tocchi alla cena de "Il primo martedì del mese" - 6 settembre 2011

Il rilevante numero dei convenuti, oggi, a questo incontro non è casuale: non si tratta di un evento accidentale, fortuito.
La Sezione di Roma, negli ultimi mesi, ha dato l’avvio e provveduto, in parte, alla realizzazione di un incisivo processo di riassetto  e di potenziamento delle attività istituzionali. Ciò è stato possibile grazie al contributo fattivo di tutto il Consiglio, questa sera presente  al completo, e di alcuni soci tra i quali vorrei, in particolare, menzionare i paracadutisti Massimiliano Cocciolo, Luigi Benedetti, Simone Romanini e Adriano Fava. A tutti esprimo la mia più sincera gratitudine.

Correva l’anno di grazia 1963! Avevo da poco tempo effettuato i tre lanci di abilitazione e mi sentivo già...paracadutista! Con l’entusiasmo proprio dei neofiti trascorrevo tutti i pomeriggi e le serate nei locali della sezione ANPdI di Viale delle Milizie. Un modo per soddisfare il mio desiderio di appartenenza mimetizzandomi tra i paracadutisti “veri”, che allora erano, per la gran parte, reduci della seconda guerra. Volevo ascoltare i loro racconti, cercare, in qualche modo, di rivivere le loro emozioni, condividere i loro ricordi.

3 novembre 1997

Come dissi in altra occasione, è oltremodo imbarazzante parlare della guerra per chi l’abbia fatta, ma ancora di più, parlare dei riparti di assalto, vulgo “arditi”, per chi ne abbia fatto parte. E perché? Perché si finisce di parlare di se stesso - e non per un senso di vanità abbastanza naturale per chi abbia voluto correre i terribili rischi di tale scelta, ma perché ci si sente sopraffatti, a distanza di anni, dalla meravigliosa follia a cui ci si è abbandonati, almeno una volta nella vita. “È possibile - ci si dice - eppure c’ero anch’io!” Ed è perciò che la presente conversazione avrà come oggetto non già l’evocazione di varî fatti d’arme, che io conosca per esperienza personale, bensì in generale “le radici storiche e culturali dell’arditismo”.

Scritto da Adriano Tocchi in occasione della morte del paracadutista volontario Carlo Commini che combattè con il Btg. Nembo sul fronte del litorale laziale.

Carlo, “my brother”, così come era solito chiamarmi quando mi abbracciava, se ne è andato lasciando nella mia vita un grande vuoto: il vuoto che può lasciare la perdita di un Amico soprattutto per chi di amicizie ne coltiva poche. Il mio ricordo di Carlo voglio tracciarlo ripercorrendo per l’ultima volta “con lui” il tema che ha più volte rappresentato l’argomento di lunghe discussioni, sulla terrazza della sua casa di S. Maria Navarrese, davanti al caminetto nella mia casa in Abruzzo e comunque ogni volta che ho avuto la fortuna di essere solo con lui. La strada è dura. Talvolta il respiro diventa corto, sono momenti in cui vorresti gettare quel sacco il cui peso pare divenuto insopportabile. Ti senti preso dalla nostalgia per quel sentiero piatto, senza asperità, laggiù lungo gli argini di un fiume le cui acque sembrano al ricordo, dormienti.

Nell’immoto silenzio del cimitero un’alba di perla ha precocemente  fugato le ombre della notte. È l’alba di un giorno di tarda primavera che già volge all’estate. Drappi di nubi biancastre striano l’orizzonte minacciando un’imminente poggia. Il cielo che si fa chiaro, balugina tra le cime lievemente scosse dei cipressi, un fascio di luce sfuggito alla verde barriera sfuma una macchia informe sul frontone di un’antica tomba.

Messaggio inviato dal Gen. Marco Bertolini alla Sezione ANPd'I di Roma in occasione della cerimonia per onorare la memoria dei caduti del Rgt "Folgore" - Roma, 5 giugno 2011.

"Per impegni precedentemente assunti non posso essere presente di persona, ma desidero comunque associarmi moralmente nel ricordo dei paracadutisti italiani e più in generale dei soldati italiani, che 67 anni or sono si batterono valorosamente  contro le forze alleate che prendevano terra nella testa di sbarco di Anzio e Nettuno, nel disperato tentativo di impedirne l’ingresso in Roma.

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