FUNE DI VINCOLO

SI PRECISA CHE QUANTO ESPOSTO NEGLI ARTICOLI NON RAPPRESENTA, E NON PUÒ RAPPRESENTARE, NÈ LE POSIZIONI DELLA SEZIONE DI ROMA NÈ TANTOMENO QUELLE DELL'ASSOCIAZIONE, MA COSTITUISCONO MERAMENTE OPINIONI RIFERIBILI AL SOLO AUTORE.

Fuoco spento

Delusione e sconforto quasi sempre comportano risentimento per le persone e gli eventi che consideriamo responsabili del nostro stato d’animo. Le parole di un grande soldato di ieri, serene ancorché scritte in momenti di grave travaglio interiore, mi sono state, oggi, di conforto e di guida nel raccogliere questi pensieri che dedico a quanti hanno condiviso le mie passioni e delusioni ma soprattutto a quanti dovranno soffrirne in futuro.

Mi sento al termine di questa mia corsa: il mio corpo ma soprattutto il mio spirito non hanno forze per proseguire. Tanti sono stati i tentativi, tante le esperienze ma soprattutto tante le delusioni e sofferenze. Forse rivedo i bagliori della mia giovinezza ma non so più se siano davvero esistiti. La mia tristezza di oggi mi fa dubitare del mio io di ieri. Veramente ho vissuto quelle passioni? Sono stato davvero diverso dallo smarrito sognatore che rincorre oggi sogni nebulosi? Ed i fuochi di ieri non sono, per caso, solo una allucinazione di oggi? Se io dubito del mio essere di ieri che dire degli ideali, delle convinzioni, dei sentimenti, di quello che ho pensato, forse sognato, di fare per noi?

Troppe volte, da allora, mi sono sorpreso a deridere la mia idea originale (come il peccato) di uomini diversi, con virtù elevate. Immagine astratta, ispirata da antichi eroi fuori di questo nostro tempo. Avevo sognato spiriti forti, dominatori e mi ritrovo col mio carico di sogni tramontati, per i più anacronistici e, se non incomprensibili, comunque scomodi e fastidiosi. Una grande amarezza che mi ridà, però, la certezza dei miei fuochi di gioventù.
L’aria è carica di rimpianti morali e spirituali. La crisi non è materiale: è il cuore ad essere povero, privo d’amore e di fede. Nel cuore dei vincitori di oggi la sola passione è quella di prendere; prendere di tutto, contro ogni ostacolo, in una gara di decadenza  devastante e fradicia. La malattia non è nel corpo, è l’anima ad essere malata. E’ questa che occorrerà guarire e vivificare. Rinnovamento spirituale o fallimento. Un grande ideale dà sempre la forza di dominare il corpo ed è essenziale avere in fondo al cuore una grande forza.

Quando le blandizie, le suggestioni del mondo stimolano i sensi, è allora che, reprimendo gli istinti più immediati e lanciando l’anima al di là del cuore, superiamo noi stessi e, senza sfruttarli, diventiamo capaci di donare i sentimenti sgorgati dalla nostra anima. Messi da parte orgoglio e gloria, ucciso l’amore di se o peggio la ricerca del profitto, la fonte tornerà a sgorgare libera. Ciò non accadrà, però, spontaneamente ed anche quando mercanti ed usurai saranno stati scacciati sarà necessario che Uomini, vista l’ostinazione della bestia imparino ad apprendere gli insegnamenti dell’amarezza.

Coltivare un ideale nel pensiero non basta: in questo stato esso resta nulla più di un gioco, di un sogno. E’ necessario renderlo, giorno dopo giorno, vivo edificandolo con pietre intagliate dai nostri piaceri, dalle nostre gioie, dai nostri sogni. Pietre di sacrificio. Quando così facendo, non ci si ferma e l’edificio si innalza, malgrado le pietre si facciano sempre più pesanti, allora l’ideale esce dal sogno e diviene vivo e vive man mano che, uccidendo la bestia, moriamo a noi stessi.
Il cinico guarda il suo spirito e sorride ai marmi silenziosi del proprio cimitero interiore. L’uomo sorveglia ed alimenta la fiamma del proprio fuoco perché con freddo e  buio non sopravvenga, sgomentante l’inverno dello spirito. Ed il mio fuoco e cenere.

Possano, nella notte profonda, residue faville sfuggire al grigio della cenere ed accendere in altri la passione del fuoco che fu. Malgrado l’indifferenza ed il cinismo dei corrotti, malgrado l’immenso campo di rovine morali di UN MONDO CHE DEVE ESSERE SALVATO.

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